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avevo dimenticato per un pò dell’esistenza di questo mio inesistente angolo di virtuale. sono passati solo pochi mesi dall’ultima volta che ho scritto eppure sono cambiate così tante cose da allora…! mi sembra siano passati anni… dentro di me la vita scorre ad una velocità a volte insostenibile. vorrei tanto potermi fermare e lasciare che le cose e le persone vengano spontaneamente a me invece di dover lottare continuamente e strenuamente contro il tempo e gli eventi per avere ciò che desidero… fermarmi un istante, esprimere una volontà, pretendere qualcosa e concedermi il piacere di vederla giungere a me. eppure non mi fermo, non posso farlo, se mi fermo mi dissolvo. fra meno di un mese ricomincia il teatro finalmente e finalmente ricomincerò a respirare. mi manca davvero quelle mura nere, mi manca di stare a contatto con esseri umani che colgono l’essenza, la mia vera natura svincolata da qualunque tipo di limite mentale. io non mi fermo, anzi sto procedendo sin troppo lentamente. non vedo l’ora di ricominciare a correre a perdifiato.

pove ed io mi sento serena, tutto mi sembra più dolce, più romantico, più autunnale e malinconico.

Don’t let them have their way, you’re beautiful and so blasè, so please don’t let them have they’re way, don’t give up to yesterday… WE CAN BUILD A NEW TOMORROW, TODAY!

Figurae veneris more ferino

ho dato al mio amore la forma di parole abusate che prometto di non pronunciare mai più
ho dato al mio dolore la forma di parole abusate che prometto di non pronunciare mai più

I’m not scared
I’m myself cause I’m not there
But it’s unfair
I can see you when you’re naked

I smile
cause I know you feel me inside
Touch this
Can you feel it just a menace

I’m a ghost girl
I am haunting in my own world
It’s fun
Not to answer to no one

I’m a ghost girl
I’m a ghost girl

I’m not scared
I’m myself cause I’m not there
But it’s not fair
I can see you when you’re naked

I smile
Cause I know you feel me inside
Touch this
Can you feel it just a menace

I’m a ghost girl
I am haunting in my own world
I’m a ghost girl
I am haunting in my own world

I’m a ghost girl
I’m a ghost girl
I’m a ghost girl
I’m a ghost gïrl

C’è un istante, che precede il momento in cui la penna si posa sul foglio bianco e comincia a sporcarlo di pensieri, in cui essi si affollano alla soglia della mente; ciascuno reclama attenzione e importanza, ciascuno vorrebbe essere quello con cui cominciare a sporcare il foglio, ciascuno urla le proprie ragioni… ed è proprio così che accade che un solo istante comincia ad espandersi indefinitamente fino ad ore intere, è così che accade che la penna rimane sospesa a meno di mezzo centimetro dal foglio come un funambolo sospeso sull’abisso.

Quale cosa migliore, allora, per eludere la vertigine causata dal salto nel vuoto che è cominciare a scrivere, rompere il silenzio, sporcare di nero il bianco, se non cominciare a raccontare quanto è difficile attraversare quel frammento di vita che si interpone tra il nulla e la vita, tra il silenzio ed il lirismo d’un’emozione, tra il bianco verginale di un foglio ed il nero profano dell’inchiostro, tra la terra sotto i piedi ed un cieco salto nel vuoto.

Cominciare a scrivere è un salto nel vuoto e quel momento di sospensione della penna a pochi millimetri dal foglio procura vertigine. Quella è, per me, la vertigine della vita perché imparare a vivere è un processo lento e travagliato, ma COMINCIARE a vivere davvero è degno d’un eroe classico, allo stesso modo di cominciare a scrivere… perché per scrivere ci vuole coraggio, perché la vita ti scorre nelle vene, la respiri al posto dell’ossigeno e si riversa sul foglio, nera, inevitbile, sporca, profana come l’inchiostro e tu non puoi sfuggirle in alcun modo.

La stessa vertigine che coglie l’attore prima di entrare in scena.

Bisogna avere coraggio per vivere e in scena la vita si amplifica all’infinito, si estende alla vita d’un’umanità la cui grandezza comporta un peso inumano per un solo uomo, un solo, semplice, uomo.

Bisogna essere sconfinati, enormi, bisogna avere profondi vuoti ricolmi d’esistenza in se stessi per poter contenere una tale archeologia umana, una tale classicità esistenziale per potersi ricolmare di un così solenne, millenario, monumentale pensiero, per poter sentire l’urgenza, la necessità esistenziale di comunicare la propria umanità all’umanità ch’è fuori di noi.

Recitare è donare se stessi, denudarsi profondamente e donare tutta la propria coscienza, donare le proprie miserie allo stesso modo dell’eccellenza del proprio intelletto con sfrontato pudore.

Bisogna saper AMARE per essere in grado di donare autenticamente ed incondizionatamente. Bisogna essere un pò folli ed un pò sovrumani per concepire una dal sorta d’Amore incondizionato, un dono tale che svuota la mente e, al contempo, però, t’arricchisce l’esistenza d’una preziosità immane, sconfinata, che trova spazio solo in una mente che sa essere vuota e piena insieme, come un bicchiere traboccante, ma dal quale l’acqua non trabocca mai nonostante si continui ripetutamente a riempirlo.

Il paradosso della nostra esistenza è che tante volte, nel corso degli anni, accettiamo la vita e ci lasciamo violentare da essa senza tirarci indietro, senza preservare nulla di noi stessi… semplicemente saltiamo nel vuoto… tante, innumerevoli volte: in questa incondizionata accettazione della vita ricade anche, tuttavia, la consapevolezza di una conseguente, inevitabile morte.

Molti pensano che per vivere sia necessario morire un pò, tagliare via pezzi di se stessi, per potersi adattare, per poter andare avanti, fancedo propria la filosofia del <<si muore un pò per poter vivere>>. Ma, per me, la vita e la morte non è così che stanno insieme, come se la vita fosse sottomessa alla morte; esse fanno l’amore insieme, l’una accanto all’altra in uno scambievole rapporto d’amore a volte docle, a volte violento, ma sempre per mano esse corrono attraverso gli anni d’un uomo. L’attore non uccide parte di sè per vivere in scena, egli è vivo, è pienamente ed incondizionatamente vivo, in scena porta tutto il vuoto ricolmo d’esistenza ch’è in lui, egli è vivo e morto insieme, così come lo sono io che ora consumo le mie dita su questo foglio… ho affrontato la vertigine e con eroico coraggio ho cominciato a scrivere, a vivere, ed ora, inevitabilmente, muoio, perché non si può sfuggire mai alla fine, allo stesso modo dell’inizio.

Tornata da meno di 24 ore a casa dopo 3 intensissimi giorni in Sicilia, non ho molte parole ta le dita. Si è accesa in me una fiamma che arde ferocemente dentro di me: è la vocazione al teatro, il desiderio di ricominciare al più presto con dentro una rinnovata forza, certa che d’ora in poi sarà la mia volontà a generare gli eventi e non saranno gli eventi a piegare la mia volontà. ho preso coscienza di quello che voglio essere e lotterò strenuamente per riuscire nei miei intenti. voglio essere sublime. voglio essee grande. voglio ESISTERE.

Tra un’ora parto per la sicilia, il mio sogno da sei anni si sta per avverare: andare a vedere le tragedie greche nel teatro di greco di siracusa. credo sia il sogno di qualunque studente del liceo classico ma… io non sono più una liceale da tre anni ormai e poi non è vero che ogni studente del classico sogna di andare a siracusa a vedere le tragedie greche. comunque io l’ho desiderato intensamente e a lungo ed anche se ora i miei studi si sono molto allontanati da quel mondo, in realtà intimamente il mio percorso di vita è rimasto intensamente intrecciato a quel mondo. perciò sono felice seppur malinconica… come sempre.

Le scarpe sono rimaste con il nastrino nero annodato ai lacci, nella scatola e nella busta di H&M che ho usato per trasportarle, posate per terra accanto alla libreria dove le ho tenute per due settimane, dove le ho lasciate domenica notte, quando tornai a casa. La mattina, quando mi sveglio e mi metto gli occhiali, la prima cosa che guardo è quella busta che le contiene e non posso impedirmi di donare un pensiero a ciò che ha riempito gli ultimi 9 mesi della mia vita e che ora non riepie più, concretamente, i miei giorni. Ho deciso che le terrò lì per tutta l’estate, come un feticcio, fino a settembre, quando la mia vita tornerà ad essere piena di quella preziosità che solo tra quelle mura nere ho trovato. Come si può concepire l’idea di prendere una vacanza dalla libertà?

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